Cineforum “E’ arrivata Mia Figlia” di Anna Muylaert

cineforum marzo 2016

Dettagli Evento

  • mercoledì | 02/03/2016
  • 21:00 - 23:00
  • Cooperativa Sociale La Speranza - 2^ piano via Roma 81 - Cassina de' Pecchi (MI)
  • 029529300

 

La proiezione del film è frutto della preziosissima collaborazione con l’Associazione Lucrezia Marinelli.

L’ingresso è libero ma è prevista una raccolta fondi, che proseguirà per tutto il mese di “Marzo al Femminile” da destinare alla Casa delle Donne Maltrattate di Milano (per info: http://www.cadmi.org/)

L’iniziativa rientra nella rassegna di eventi del mese di marzo organizzati dalla Cooperativa la Speranza ed il Circolo Angelo Barzago di Bussero.

Al termine della proiezione seguirà un rinfresco

 

Di seguito alcune info sul film:

Regia: Anna Muylaert
Sceneggiatura: Anna Muylaert, Regina Casé
Interpreti: Regina Case, Michel Joelsas, Camila Márdila, Karine Teles, Lourenço Mutarelli
Paese: Brasile 2015 – 114’

Satellite Award per il miglior film in lingua straniera, Critics’ Choice Movie Award al miglior film straniero

Se l’amore materno, quell’amore generativo, primariamente creativo e trasformativo ha ricevuto ampiamente le sue rappresentazioni nel cinema, l’amore di una figlia, non solo quello dato nelle forme di restituzione e riconoscenza, ma il sentimento capace di essere anch’esso generativo e trasformativo, ha avuto, sempre cinematograficamente parlando, rari esempi di narrazione.
Ricordo film come Castellana Bandiera di Emma Dante, Il Canto di Paloma di Claudia Llosa, Tra cinque minuti in scena di Laura Chiossone e sopra tutti Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi.
Accade ora nel bel film della regista brasiliana Anna Muylaert che, nelle forme lievi e apparentemente briose della commedia, pone al centro una relazione madre-figlia capace di produrre cambiamenti radicali, materiali e di ruolo, in entrambe.
Ambientato in una borghese villa di S. Paolo, dove Val è domestica con funzioni di vice-madre del figlio della ricca e indifferente coppia dei suoi padroni, il film in poche e rapide scene inquadra immediatamente il sistema di rapporti di lavoro e la rigida divisione di classe e sessista vigente ancora oggi in Brasile.
L’arrivo di Jessica, figlia di Val, vissuta con i parenti nel lontano nordest e giunta in città per sostenere l’esame di ammissione all’università, mette in moto una serie di dinamiche che producono incisive incrinature sulla presunta, ordinata, stabilità della vita quotidiana della famiglia e dei suoi rapporti con la domestica.
Madre e figlia, dopo anni di lontananza, fra momenti di forti conflitti e di sincere rivelazioni, riprendono in mano una relazione da entrambe riconosciuta vitale e generatrice di scambi vantaggiosi.
Nella madre parla la forza dell’esperienza, ma anche quella della rassegnazione e dell’accettazione, mentre nella figlia a prevalere è il desiderio potente di affermazione di sé, di una vita e un futuro liberamente creati, perché per la sua generazione la libertà femminile ormai c’è, è in giro, gira per il mondo – e gira anche in Brasile – respirata insieme all’aria, acquisita come si acquisiscono le belle cose a lungo desiderate.
Per Val, il reciproco scambio di esempi di libertà conquistate ha il senso di produrre una rivoluzione nei comportamenti e nei ruoli fino ad allora accettati e anche nel suo sguardo sulla figlia – non più una sua appendice, anche nei modelli di comportamento da riprodurre –, ma una giovane donna di valore con cui intrattenere una relazione portatrice di novità e di reciproci guadagni. Per Jessica ha il significato di accettare l’amore materno, da cui lungamente è stata separata, che con tutti i suoi ingombri è comunque in grado di evolvere in forme dalle generose prospettive.
Per madre e figlia ha il senso di un ritrovarsi, un riconoscersi: due donne fuori dai tradizionali ruoli di dipendenza, per scambiarsi forme di libertà.

[recensione di Silvana Ferrari]