La nostra storia

Estate 1945: la guerra è finita da poco. Milano è un cumulo di macerie e la violenza del conflitto non ha risparmiato neppure le fertili campagne lombarde. I sopravvissuti agli orrori della guerra e della dittatura sono feriti nel corpo e nell’animo, hanno perso tutto e sono smarriti. In questa situazione disperata alcuni giovani di Cassina de’ Pecchi si riuniscono in un’osteria e decidono di fondare una cooperativa per aiutarsi reciprocamente a superare le difficoltà del momento. Non hanno nulla, ma mettono insieme la loro volontà di lavorare per il bene comune. Il 14 aprile 1946 costituiscono il Circolo La Speranza.

Per anni si ritrovano tutte le domeniche e festività per raccogliere i piccoli risparmi dei primi soci, anche auto tassandosi su ogni bicchiere di vino
consumato. Nel 1951 dispongono di fondi sufficienti per acquistare un terreno in via Roma a Cassina de’ Pecchi, su cui costruire la sede del Circolo. I lavori iniziano nel 1952 diretti dal capomastro Arturo Brambilla, primo presidente; ognuno dei soci mette a disposizione le proprie capacità e le proprie energie. I soci aumentano e La Speranza diventa una realtà; lavorando insieme costruiscono case popolari per i più bisognosi, creano posti di lavoro, occasioni e luoghi d’incontro per discutere, organizzarsi, divertirsi. Durante la festa della Befana i soci del Circolo distribuiscono doni ai bambini più bisognosi e dei buoni acquisto per permettergli di continuare a studiare.

Col tempo tutti i finanziamenti ricevuti dai soci vengono restituiti e i soci fondatori Giuseppe Balconi, Mario Banfi, Albino Barlassina, Bruno Ferrari, Umberto Giussani, Riccardo Mandelli e Luigi Levati proseguono la loro avventura con la consueta lungimiranza.

Col passare degli anni il Circolo continua a crescere, ad ampliare i suoi orizzonti e i suoi scopi, adeguandoli alla nuova realtà e cercando di trasmettere sempre alle nuove generazioni la sua testimonianza di solidarietà e collaborazione fattiva. Negli anni ’80 nuova aria di lungimiranza soffia su via Roma: i soci fanno un prestito per ampliare la sede, il locale al piano terra viene dato in affitto ad un ristorante e l’edificio viene rialzato di 3 piani, realizzando ulteriori spazi tra cui un salone per le feste e una sala riunioni. Il bar dei soci, conosciuto come Circolino rimane a disposizione dei soci e diventa il bar Caffè Corretto, uno dei primi bar della Lombardia nel quale vengono consumati prodotti equo solidali, diventando anch’esso luogo di incontro e promozione culturale di grande successo e presagio di ulteriori sviluppi.

Nel 2010 il Circolo, che nel frattempo è diventato Cooperativa Sociale, si fonde con il Circolo Familiare di Sant’Agata, nato nello stesso periodo e con analoga storia e vissuto. Vengono così unite e potenziate le forze e le esperienze sul territorio. Sono passati più di sessant’anni e la Cooperativa ha ampliato sempre più i suoi orizzonti, i suoi scopi e i suoi interventi, adeguandoli alla nuova realtà, ma con l’immutato l’obiettivo di trasmettere soprattutto ai giovani, una grande testimonianza di solidarietà e collaborazione.

Principi cooperativi

La Repubblica Italiana riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità senza fini di speculazione privata. ( art. 45 della Costituzione)

La Cooperativa è un’associazione d’individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali, culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata, basata sui seguenti principi:

1° Principio: Adesione libera e volontaria
Le cooperative sono organizzazioni volontariamente aperte a tutti gli individui capaci di usare i servizi offerti e desiderosi di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.

2° Principio: Controllo democratico da parte dei soci
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni.
Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci.
I soci hanno gli stessi diritti di voto “una testa, un voto” quindi indipendente dal valore o dal numero di quote associative sottoscritte.

3° Principio: Partecipazione economica dei soci
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente e perseguono i seguenti scopi: sviluppo della cooperativa, benefici per i soci della cooperativa stessa, sostegno alle altre iniziative e attività approvate dalla base sociale.

4° Principio: Autonomia e indipendenza
Le cooperative sono organizzazioni autonome, indipendenti e autosufficienti, controllate dai soci. Nei casi in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni, incluso i governi o ottengano contributi o capitali da fonti esterne, sono tenute sempre ad assicurare il controllo democratico da parte dei soci e a mantenere l’autonomia dell’impresa.

5° Principio: Educazione, formazione tra cooperative
Le cooperative s’impegnano ad educare ed a formare i propri soci, i rappresentanti eletti e quanti operano nell’impresa, in modo che questi siano in grado di contribuire nel migliore dei modi allo sviluppo e al conseguimento degli obiettivi sociali delle cooperative stesse.

6° Principio: Cooperazione tra cooperative
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo operando insieme, attraverso le strutture locali, regionali, nazionali.

7° Principio: Interesse verso la comunità
Le cooperative lavorano per uno sviluppo sostenibile delle proprie comunità attraverso le politiche sociali approvate dai propri soci.

Estratto dal 31° Congresso dell’Associazione Internazionale Cooperative, Manchester 1995.